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Tutto iniziò con un'etichetta, una parola usata per stigmatizzare persone che, fino al giorno prima, erano semplicemente madri, padri, vicini di casa, conoscenti, amici.

Per ragioni politiche e ben più rilevanti ragioni economiche, vendute come il giusto, l'equo, l'inevitabile per il bene collettivo, d'improvviso essi non contavano più come individui ma per il fatto di appartenere ad una categoria che era, per varie ragioni, identificata come colpevole, di cosa non era sempre ben chiaro.
Del resto era molto comodo lasciare la questione nel vago, così era più facile alimentare la paura e fornire all'immaginario comune una valvola di sfogo, un gruppo di persone su cui scaricare le proprie frustrazioni, la fatica della vita in un periodo socialmente ed economicamente impegnativo...
E così divenne accettabile, e persino osannata nella vita di tutti i giorni, la violenza verbale, epiteti ripetuti con inaudita cattiveria, volti a squalificare le persone, a privarle del loro essere individui; divenne lecito allontanare i compagni, impedire l'accesso alle scuole e ad altre strutture sociali, discriminare una parte di popolazione nel silenzio, altrettanto colpevole, di coloro che, se anche non sostenevano esplicitamente le azioni ufficiali, stavano inerti a guardare mentre qualcuno divideva la società in accettabili e reietti, in buoni e cattivi, in giusti e sbagliati.
Amici contro amici, ormai su fronti opposti di barricate su cui - per lo meno alcuni - non avevano mai chiesto di salire, famiglie additate e lasciate d'improvviso nel mezzo della mischia sulla base di quell'unica parola che qualcuno aveva scelto di affibbiare loro: "novax"

#controognidiscriminazione
#oggiesempre
#lupotuttalavita

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